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DONNE CHE CAMBIANO MARCIA: Eva Blanquez – "Mi ricordo di aver indicato il paddock e di aver detto a mio padre, ‘in futuro lavorerò qui’"

Friday, 9 January 2026 08:17 GMT

Da pilota, a scrittrice, commentatrice, madre, responsabile comunicazione, Eva Blanquez ha sempre avuto molto da fare ma dove e come è partita la carriera dell’esperta professionista spagnola?

Punto di riferimento per il bimota by Kawasaki Racing Team in termini di marketing e comunicazione, la responsabile comunicazione Eva Blanquez è una figura chiave per il team della Casa riminese. 25 anni dopo aver iniziato a lavorare con Kawasaki, la spagnola rappresenta una risorsa chiave nel contesto del Campionato del Mondo MOTUL FIM Superbike per Bimota che è tornata nel WorldSBK nel 2025.

PILOTA DALLA NASCITA: “Mio padre era un pilota amatoriale di trial e meccanico, quindi sono cresciuta in mezzo alle moto e alle corse. Ho iniziato a correre nel trial soltanto per puro divertimento quando avevo otto o nove anni”

Anche suo padre era un pilota, quindi Blanquez ha praticamente sempre avuto attorno a sé le moto. Un’esperienza iniziata quando aveva otto o nove anni e poi ha iniziato a correre a livello più competitivo all’età di 13 anni. Impegnata a livello nazionale, ha preso parte anche alla 24 Ore di Barcellona. Ai tempi delle scuole superiori ha iniziato a scrivere per permettersi un posto in sella a una moto e per continuare a correre. Un periodo con tanti impegni ma Blanquez è riuscita a fare tutto.

Ecco le sue parole: “Mio padre era un pilota amatoriale di trial e meccanico, quindi sono cresciuta in mezzo alle moto e alle corse. Ho iniziato a correre nel trial soltanto per puro divertimento quando avevo otto o nove anni e all’età di 13 anni ho iniziato a correre. Ho corso con le minimoto, scooter e poi 125, 600 e 1000. Ho gareggiato a livello nazionale e verso la fine anche nella 24 Ore di Barcellona, davvero pazzesco! Correvo ancora quando ho iniziato a studiare comunicazione e marketing, e allo stesso tempo lavoravo per un’agenzia di comunicazione e producevamo un programma TV stile magazine sul motorsport insieme ad alcuni amici. Ero molto impegnata! All’età di 20 anni circa non era facile permettersi di continuare a correre. Quindi ho iniziato a scrivere degli articoli per delle riviste spagnole in cambio di una moto con cui correre quel weekend. È stata davvero dura combinare il lavoro con le corse”.

OLTRE GLI OSTACOLI: “Una pilota donna in un mondo di uomini, forse devi fare qualcosa in più per dimostrare chi sei”

Blanquez è entusiasta del lavoro che svolge e del Campionato in cui lavora, ma la sua strada verso il successo professionale non è stata priva di difficoltà, in parte legate al fatto di essere donna in un contesto prettamente dominato dalla componente maschile e sente di aver dovuto fare più di quanto necessario per dimostrare il proprio valore.

Blanquez ha detto: “Nel mio caso direi che ci sono stati dei vantaggi nell’essere donna. Ad esempio, quando correvo, ero l’unica donna. I giornalisti mi hanno dato la possibiità di scrivere e di guadagnare per correre. Una pilota donna in un mondo maschile… forse devi fare di più per dimostrare il tuo valore. Mi ricordo che una volta ho chiesto a un meccanico di fare un cambiamento alla moto ma quando ci sono salita tutto sembrava essere come prima. In pratica faceva soltanto due clic verso destra e due verso sinistra, semplicemente per provare a far vedere a tutti che chiedevo delle cose e che non avevo idee. Devi trovare la strada. Ho avuto delle ottime opportunità. Perché ad esempio mi hanno chiamata come commentatrice TV? Non ero un’esperta del WorldSBK. Senza dubbio c’erano tanti uomini migliori di me per fare quel lavoro ma mi hanno chiamato in quanto donna. Di esperienza, sì, ma sempre perchè donna. Quindi ci sono degli aspetti positivi e negativi”.

“Ora ci sono molte più donne che vogliono correre, e a un livello molto alto”

Nel corso della sua carriera come pilota, Blanquez ha corso coi ragazzi e grazie al suo talento è riuscita a vincere. All’epoca c’erano molte poche donne pilota. Ora, anno dopo anno, le cose stanno cambiando dato che ci sono sempre più donne interessate a questo sport; con il WorldWCR abbiamo avuto la dimostrazione non solo che ci sono molte donne veloci da tutto il mondo ma che c’è interesse nei confronti del Campionato da parte di appassionati e sponsor.

Com’è cambiata la situazione? “Da piccola mi piaceva davvero molto correre contro i ragazzi. Ho vinto tante gare e spesso ero l’unica a correre. Ma ora ci sono molte più donne che vogliono correre e a un ottimo livello e quindi è il momento giusto per il WorldWCR, per un campionato femminile. Un Campionato del Mondo significa copertura, emittenti TV, sponsor e supporto. La tua vita come pilota è più semplice e ora rispetto a quando crescevo io c’è molta più organizzazione. Penso che la cosa bella di oggi è che i piloti hanno un’opzione e che ovviamente esiste un Campionato dedicato alle donne, ma chi corre può decidere di farlo anche in una categoria mista”.

UN SOGNO CHE DIVENTA REALTÀ: “Mi ricordo di aver guardato la gara, di aver indicato il paddock, e di aver detto a mio padre ‘in futuro lavorerò qui, sarò su questa pista’

Fare un lavoro che ami è bello, e questo è il caso di Blanquez. Un sogno nato in una piovosa giornata a Valencia nello stesso anno in cui ha iniziato a correre a livello agonistico.

Blanquez ha commentato: “Onestamente non ho mai preso in considerazione di lavorare altrove. Se non avessi lavorato qui forse avrei fatto la veterinaria dato che amo gli animali ma sono sempre stata coinvolta in questo mondo e corro da quando avevo 13 anni. Mi ricordo di una volta quando io e mio padre eravamo a Valencia. Eravamo partiti da Barcellona con un gruppo di persone per andare a vedere la gara. Pioveva forte, un disastro, con fango ovunque. Mi ricordo di aver guardato la gara, di aver indicato il paddock, e di aver detto a mio padre ’in futuro lavorerò qui, sarò su questa pista’. Avevo 14 anni. Quattro anni dopo ho iniziato a lavorare per Derbi, mi ci sono voluti quattro anni per arrivare qui ma alla fine ci sono arrivata”.

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